La “democrazia” di Pericle (discorso agli ateniesi, 461 D.C.)
“Qui ad Atene, noi facciamo così. Il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi, per questo è detto democrazia. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private. Ma in nessun caso si avvale delle pubbliche cariche per risolvere le sue questioni private. Qui ad Atene noi facciamo così. Ci è stato insegnato a rispettare i magistrati e ci è stato insegnato a rispettare le leggi, anche quelle non scritte la cui sanzione risiede soltanto nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di buon senso. La nostra città è aperta ed è per questo che noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così.”
1500 anni dopo, scopriamo che invece di progredire, siamo tornati indietro, prima ancora del 461 A.C., le idee c’erano anche allora.
Troviamo la forza di seguire l’esempio.
4 comments so far
Rispondi



è avanti cristo, non dopo
rispondo al tuo post di daniele martinelli: in effetti gli euri a berlusconi glieli diamo gia…..e gliene daremo ancora! complimenti per il tuo blog
adriano
Il discorso di Pericle sulla democrazia originale però è un pochino diverso da questo; quanto riportato da Tucidide è stato un pò stravolto dalla versione di Paolo Rossi che ha modificato per i suoi spettacoli e per applicarla a Berlusconi.
E’ sempre bene non strumentalizzare né la storia, né gli avventimenti.
“Non cacciamo mai uno straniero”: è anche vero che tutti i Greci, compresi gli Ateniesi, dicevano che chiunque non fosse Greco era barbaro. (Tralaltro questa frase non esiste nell’originale di Tucidide, è diversa).
Paolo guarda che il concetto di barbaro per i greci è completamente diverso dal nostro:
il barbaro era colui che non parlava la lingua grecia, tanto che se fai caso alla fonetica del termine (ba-bar-ba è una ripetizione indicante il parlare a scatti, l’essere balbuziente.. come noi parliamo l’inglese con la voce tremolante) noterai che la radice è strettamente legata allo straniero inteso come non parlante la lingua.
Successivamente il termine è stato stravolto dai romani, che vedevano nel barbaro il rozzo, l’incivilizzato.. facendo riferimento ai galli, alle tribù germaniche, ecc..